25 aprile - la liberazione

25 aprile – la liberazione

Si avvicina il giorno dedicato alla memoria di quello che per l’Italia fu un giorno memorabile, il 25 aprile – la liberazione. Ma mentre ero alla ricerca di una fotografia che fosse emblematica per questa festa…

Tutta l’amarezza

… Ho dovuto confrontarmi con immagini di guerra, quelle cruente, strazianti, quelle che sono testimoni delle bassezze dell’uomo, e di tutta la brutalità che si scatena durante i conflitti.

Sì, per l’Italia il 25 aprile del 1945, fu senza dubbio un giorno memorabile. La gente corse nelle strade, felice; uomini, donne e bambini, si riunirono tutti abbracciandosi, baciandosi, congratulandosi: erano liberi!

Ma quante vite sono costate, per colpa della follia e delle manie di onnipotenza di pochi, quelle giornate di ribellione e di riunificazione?

Che brutte immagini! Quelle che non si vedono, o che forse non si vogliono vedere, quelle che quasi nessuno descrive per non offendere l’altrui sensibilità. Eppure il male esiste e di certo non è ignorandolo che lo si potrà risolvere.

Che brutta cosa la guerra! Personalmente non ci vedo nessun onore e nessuna gloria, in nessuna delle parti della barricata, perché comunque e sempre (al di là delle motivazioni) si tratta di assassinio, o peggio, di fratricidio.

Ecco allora che tutta l’amarezza e la commozione che ho provato nel guardare certe immagini, acquistano forza trasformandosi in un sentito e determinato impegno: fare ciò che posso, seppure nel mio piccolo, per evitare altri scempi.

Anche Quasimodo

Oggi voglio terminare l’articolo, con una splendida poesia di Salvatore Quasimodo che con queste poche parole, ha saputo trasmettere quello che ha osservato nell’uomo, quello in cui ha creduto. Non servono ulteriori commenti, né analisi o alcuna interpretazione. Leggila e giudica da te stesso.

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Photo credits | italoamericano.org – biografieonline.it

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