Seconda edizione

Vince Maria Ellena

oltre 300 opere giunte da tutta Italia

© tutti i diritti riservati. Fondazione Amici di Ron. Fortezza Viscontea Cassano d'Adda - Foto di R.Baroni) Finalisti della seconda edizione del Premio Nazionale Amici di Ron.

Poeti, fotografi e scrittori di teatro
“Alla Ricerca della Libertà”

Sezione Poesia Inedita:

Primo Classificato – MARIA ELLENA (da Emilia Romagna)
Scarica la poesia che ha vinto
Viaggio premio in Inghilterra che include la visita della Casa di Ron (Fitzroy House)

Secondo Classificato – STEFANIA SBOLLI (da Lombardia)

Terzo Classificato – MASSIMILIANO BARTOLOZZI (da Campania)

Quarti classificati:
Michael Capozzi (da Emilia Romagna)
Maria De Crescenzo (da Campania)
Guido Mazzolini (da Lombardia)
Giorgio Baro (da Piemonte)
Piero Saguatti (da Emilia Romagna)
Yuleisy Cruz Lezcano (da Emilia Romagna)
Maria Gabriella Conti (da Emilia Romagna)

Menzioni d’onore:
Roberto Zaniolo (da Veneto)
Maria Maddalena Corrado (da Piemonte)
Nicola Orofino (da Emilia Romagna)
Sonia Soave (da Piemonte)
Rita Minniti (da Campania)
Rossella Dal Mas (da Friuli Venezia Giulia)

Sezione Fotografia:

Primo Classificato – TIZIANO ORNAGHI (da Lombardia)
Secondo Classificato – ALESSIA ZUCCONI (da Lombardia)
Terzo Classificato – GIANNA MADAU (da Sardegna)

Menzione d’Onore:
Salvatore Favia (da Puglia) – Per il senso di libertà
Giulia Odetto (da Piemonte) – Per il senso dell’infinito

Sezione Monologo Teatrale:

Primo Classificato – ANDREA ROMAGNA (da Veneto) con opera “Il cosmopolita”                   Secondo Classificato – ROBERTO PALLOCCA (da Lazio) con opera “I pazzi siamo noi”
Terzo Classificato – MARIANNA GIANNONI (da Repubblica di San Marino) con opera “Aurora”

Iniziativa culturale a cura degli Amici di Ron, resa possibile grazie alla collaborazione con l’Accademia Giuditta Pasta di Como ed ai Partner dell’iniziativa.

Poeti finalisti 2013 e testi poesie

Poeti finalisti presenti il 16 dicembre 2013 a Cassano D’Adda (MI).
Assunta Spedicato, Adele Belviso, Antonietta Cacace, Claudia Piccinino, Maria Ellena, Stefania Sbolli, Giorgio Baro, Maria Maddalena Corrado, Roberto Zaniolo, Nicola Orofino, Micheal Capozzi, Maria Gabriella Conti, Cristiana Pezzi, Yuleisy Cruz Lezcano, Maria De Crescenzo, Guido Mazzolini, Piero Saguatti, Stefania Ronzitti, Rita Minniti, Marco Ricci,  Pierbruno Ricci, Renato Angelini, Sonia Soave e Daniele Franco.



Maria Ellena (vincitrice)

LA LIBERTÀ
È quando resti te stesso
mentre il mondo continua
ad iniettarti il suo veleno
per renderti schiavo.
È quando puoi respirare
senza che qualcuno
ti aliti sul collo
perché vuole la tua anima.
È quando l’alba ti sveglia
e ti chiama alla vita
e nel giorno che sorge
tu rinasci nel tuo si.
È quando la luna non ti spia
mentre piangi notti insonni
e nella solitudine riscopri il sorriso.
È quando il vento divino ti accarezza
e non ti abbandona mentre
nutre i tuoi sogni di speranza.
È quando il tuo cuore
ama incondizionatamente
senza dar voce alla ragione.
È quando scrivi e nessuno
ti conosce meglio della tua carta
quando ti disegni in una poesia
dai versi liberi senza punteggiatura


Stefania Sbolli (seconda classificata)
 
IL SEGRETO
Versatile e camaleontica
prendi forma nel contesto
e ti alimenti di risultati.
Pensieri, parole, azioni
ti infili dappertutto,
ma non ti giri mai dalla mia parte;
corro più veloce,
ma tu mi sfuggi dalle dita.
Ma non illuderti,
non mi arrendo,
prima o poi sarai tu a stancarti,
rincorrerti per me equivale a vivere:
il tuo sudore crea occasioni
ed ogni goccia disseta le mie ambizioni.
Finalmente afferro i tuoi lunghi capelli
e ti costringo a guardarmi negli occhi:
ma non hai un viso da riconoscere o da scoprire per la prima volta.
Sei uno specchio!
Mi afferri il viso
e mi imponi di scrutare il mio riflesso,
ho scoperto il tuo segreto
e vuoi capire se son pronta.
Ti ho pretesa, cercata, inseguita
e non ho mai capito di averti già addosso,
sarebbe bastato riconoscerti ogni giorno
nei dettagli e nelle sfumature
per possederti da sempre.




Massimiliano Bartolozzi (terzo classificato)

VOLARE E WILIAM HOUSE

E mi manchi tra le pieghe dei ricordi,
tra le giornate storte dal sapore amaro,da quelle dove il sole fatica a 
sorgere in quelle in cui il tramonto corre incontro alla notte,
alla vita che scorre come un disco graffiato su di un grammofono tra i 
bicchieri di vino versati senza contarli,
tra le pagine dei libri impolverati non piu’ letti  ,
tra le facce che si confondono tra mille altre, tra i pianti celati e i 
sorrisi del viso ma non dell’anima ,
le voci che si trasformano in silenzio quando entro nelle stanze non piu’ 
vissute,
nelle ombre che svaniscono al mattino ,
alle lettere che ti continuo a scrivere sapendo che mai saranno lette,
alle carezze celate,alle ferite mai rimarginate,nei brani che ascoltavi anni 
fa,
conoscerti un altro po’,parlarti senza piu’ risposte e quando ti si bagnano 
gli occhi di un frammento di ricordo ,
alle persone che ti chiedono come stai e tu rispondi con un filo di voce 
bene ,
al freddo marmo dell’eternita’ colorato dai fiori illuminato dalle candele e 
con il sentore che tutto ciò che poteva essere non sarà mai più.
 
 
Quarti classificati:
Michael Capozzi (da Emilia Romagna)
Maria De Crescenzo (da Campania)
Guido Mazzolini (da Lombardia)
Giorgio Baro (da Piemonte)
Piero Saguatti (da Emilia Romagna)
Yuleisy Cruz Lezcano (da Emilia Romagna)
Maria Gabriella Conti (da Emilia Romagna)Menzioni d’onore:
Roberto Zaniolo (da Veneto)
Maria Maddalena Corrado (da Piemonte)
Nicola Orofino (da Emilia Romagna)
Sonia Soave (da Piemonte)
Rita Minniti (da Campania)
Rossella Dal Mas (da Friuli Venezia Giulia)

Assunta Spedicato – blog


Sulle ali di Icaro

Disporre di un varco
che s’apra a squarcio sullo spazio,
che lasci attingere alla luce
e conceda, all’insaziato sguardo,
la bontà di suggere
dalle grazie della terra.
Le nubi, come ancelle,
assistono al parto della Dea.
Stazionano sul fondo
condensando cielo e mare
in un variegato azzurro
ad esaltare le brune forme coricate.
Dal quadrante dilatato,
attestare
l’accattivante rotondità della terra.
Una morbida bellezza
evidente oltre i nei,
trabocca sugli umani affanni,
sui miserabili conflitti
e su tutte le fratture
che, pur minando lo stupore,
scemano innalzandosi
fino a liberare dalla vertigine
l’esplorazione dell’immenso.
 



Adele Belviso

FUGA DALLA REALTA’

Dal giardino fiorito
di una vita coltivata
nella ricerca di una
perfezione sconfinata,
in un altalena di momenti
fugaci ma intensi
di attimi sfuggenti,
un’anima è smarrita
nel fitto bosco selvatico
di sentimenti inespressi,
da un unico desiderio incitati:
cogliere il frutto proibito
di un giovane albero
coi rami spezzati
dalle inesorabili tormente!
Uno spiraglio di sole
riconduce quell’alma persa
sul prato verde rinvenuto
nel cammino consapevole
di una dolce illusione d’evasione!

Antonietta Cacace

ESPERIMENTO

Se io potessi indietro ritornare,
e vivere di nuovo la mia vita,
son certa che non mi perderei più l’oggi,
aspetterei con meno ansia il mio domani,
e guarderei con minor grado il mio passato…

Io colmerei l’inesorabile minuto,
con un momento che parrebbe eterno,
e dei miei sogni ne farei fagotto,
per inoltrarmi nel mondo sconosciuto,
senza paure o stupide prudenze,
e anche se la notte mi parrebbe d’oro,
io cercherei la luce,
e capirei che il sole non mi nuoce…

Imparerei che il buonumore,
è dato da piccole emozioni,
e che l’amore è fatto di stupori e confusioni,
di piccole scintille e meraviglie…

Se io potessi indietro ritornare,
la vita stessa io vorrei adornare,
con quei profumi di raggiungimento,
che diano un senso a tale esperimento…

Claudia Piccinino

IL SOFFITTO

Cortometraggi d’altrove
sul mio soffitto,
come al cinema muto.
Farfalla intrappolata
nell’ambra…la mia mente.
Pesano come condanna
al disamore eterno
quelle carezze mai elargite.
Resto immobile
negli ammanchi del corpo,
malgrado un intimo vagare
muti in polline i miei pensieri.

Giorgio Baro
 
Bambino (orizzonti d’Africa)
Dove sei?
Oltre l’immagine di un ventre
fertile, fragile angelo in fasce
avvolto in uno scialle di polvere.
Occhi per soffrire le lacrime
sciolte dentro un latte povero,
e nerbo di serpi a segnarti
le spalle con ali di Satana.
Sulla tua terra dura di paglia
ancora il sole rigenera i giorni,
sulla tua terra d’arsura e rabbia
la rabbia rigenera.
Cosa fai?
Cucciolo perso in un palmo
di cielo, tu non sai quesiti
e risposte, tu sai lo straziare
del passo, sì, tu sai l’odore
dell’erba schiacciata a spiare
la prigione d’orizzonti violenti.
Tu sai fughe di nuvole cenere
a spezzare margini ocra, tu sai
di un porto marcio di legni,
sì, tu sai sperare speranze
per non morire.
Dove sono?
Cosa faccio?
In un labirinto a cercarti, solo,
in questo andare che arretra
e si perde, io, possibile ombra
della certezza irriconoscibile
al suo venire.

Maria Maddalena Corrado

Nel luogo in cui le foglie.
Quando tutto sembra buio
chiudo gli occhi e cammino.
Laddove i pensieri vogliono volare
ed i piedi vogliono andare.
Ove il cuore ha un dolore
e l’anima è piena di gioia.
Dove tutto è lontano
e tutto è vicino.
Sentire la mia voce
ascoltare i battiti del mio cuore.
Chiudere gli occhi per sentire il silenzio
colmo di parole preziose.
Quando tutto sembra buio
chiudo gli occhi e cammino.
Cammino dove le lacrime non hanno peso
nel luogo in cui le foglie degli alberi le rubano
per rimandarle al vento.

Roberto Zaniolo

Terra promessa. (Lampedusa 2013)
Gelide acque
accarezzano le tue speranze
e le braccia, immobili,
in una danza senza tempo.
La pietà di un giorno
non scalda le tue membra
ne asciuga lacrime
disperse nel mare.
La luna accarezza le onde
ove s’è spenta la voce
di mille sogni rubati
nel silenzio di stelle mute.
Libertà, parola che muore
senza rumore, senza ritorno
sogno di una notte
svanito all’alba di un giorno.
Coscienze senza colore
si chiedono perché,
per chi e morto
o per chi e rimasto.
E l’alba si fa luce,
sul mare di ieri
mare che nasconde
verità senza pudore.
 
Nicola Orofino
 
Casa di cura gioiosa
Dalla finestra tanti alberi verdi
Ogni mattina scopro uccelli nuovi
E more nere nascoste tra i rovi
Talmente fitti che quasi ti perdi
Quante attenzioni da quando mi sveglio
Fino alla sera quando mi corico
Ma tutti sanno: non le rivendico.
Voglio star solo, a letto: è meglio
Invece, strano: arriva un dottore
Mi somministra le sue pozioni
Certo mi toglie preoccupazioni
Del tutto vane, via ogni timore!
Ma io vorrei lenzuola bucate
Di casa mia, non queste di raso
Sempre pulite, così che il mio naso
Più non distingue se nuove o lavate
Vorrei le foto di tutti i miei cari
In ogni muro, sopra ogni credenza
Ché a stare qui perdo la pazienza
E i miei nervi già sono precari
Un giorno scappo, anche in carrozzina
Senza dir niente, tanto ho la pensione
Mi chiudo in casa con qualche canzone
E mi ributto di corsa in cucina
Preparo il cibo che più mi aggrada
Televisione sulla mia poltrona
Un po’ di radio con musica buona
Voglio la nebbia: non questa rugiada
Che me ne faccio di stare a riposo
Se coi miei soldi faccio il prigioniero
Solo aspettando un bel cimitero
Dove lasciare ‘sto vecchio pietoso?
Basta, deciso: domani sparisco
Però adesso mi sdraio a letto
Con la mia flebo, e qualche confetto
Dei miei nipoti, che non digerisco.
Micheal Capozzi 
 
IMMORTALE
Il chiasso della città percuoteva i miei timpani.
Il chiasso dei timpani percuoteva i miei occhi.
Il chiasso degli occhi percuoteva il mio cuore.
Il chiasso del cuore percuoteva il mio animo.
Il chiasso dell’ animo percuoteva il tutto.
Questo percuoter sì forte,
mi fece volger lo sguardo al Cielo.
Il Cielo mi guardò.
Il suo silenzio parlò tanto forte che potevo sentirlo.
Parlò tanto onestamente che potevo capirlo.
Il suo silenzio mi sollevò e mi portò nell’alto.
Toccai una stella, mi sedetti al disopra e osservai.
Il chiasso divenne una argentina sinfonia,
una melodica e sinuosa melodia,
poichè dal Cielo, tutto appare tale.
Per un istante,
fui accarezzato dall’assolta sensazione
che la Vita, non è poi così male.
Per un istante,
fui accarezzato dall’assolta sensazione
che l’altezza rende ‘l tutto più gioviale.
Per un istante,
fui accarezzato dall’assolta sensazione che forse,
Ero immortale.

Maria Gabriella Conti

Il colore della mia libertà
Mi tolgo
il giaccone di lana,
pesante e lungo,
come ogni anno
di sofferta pazienza,
quando le lacrime
arginavano
il mio malessere,
inconsapevole.
Mi tolgo
responsabili fardelli,
intossicata
dal fumo acre
dell’indifferenza,
sola.
Ora,
così spogliata
dai brividi,
senza vesti,
stinte e lise,
sono un manichino
in vetrina.
Agli occhi di tanti,
oltre l’apparenza,
voglio indossare
una veste leggera,
voglio indossare
il colore
della mia libertà.
Cristiana Pezzi

Perfetta libertà
Che profumo nell’aria
Sembra autunno
Ma le voci degli uccellini della sera
Sono francamente estive
E i gelsomini sbuffano una fragranza calda
Sui baffi arzilli del gatto….
La mia finestra è aperta
Entra la libertà
Me la strofino sulle guance
Ed è perfetta
Il mio cuore sente la carezza
Che la preghiera aveva invocato
Al tramonto
Si trasforma in accento divino
Ciò che il corpo riconobbe
Come voce allegra di rondini
Yuleisy Cruz Lezcano
 
 
Mi reinvento libero

Sei libero perché sei meno morto,
fra tutte le morti
la tua è quella del cimitero dei vivi,
perché sei tu la tua leggenda,
mentre infrangi i vincoli dei giochi d’ombra.
Sei tu il tuo miglior rimedio
quando diffidi dei valori che non sono tuoi,
perché non ti ritieni un pensatore a catena.
Sei libero perché ti ritrovi
dopo esserti perduto,
bisogna ogni tanto perdersi
per riuscire a ritrovarsi.
Sei libero in quanto mattino della vita
con il volto impreso di vento
che eredita dall’esperienza la propria parola.
Sei libero ogni volta che doni alla vita i tuoi occhi ciechi
per imparare a buttarti sui fatti
con la tua coscienza fatta di carne.
Sei libero perché ricerchi ogni giorno la tua libertà,
dilatando il tuo essere a una vastità, che mai fu più grande.
Sei libero perché la vita per te è dono disinteressato
che si regala all’aria estiva dell’anima
per lasciare entrare la luce dalle finestre grigie,
cogliendo i segni di umanità nell’amicizia.
Sei libero ogni volta che costruisci un presente pieno di speranza,
ogni volta che annodi la corda sul tempo che passa
per sorridere ancora come un bambino.
Sei libero quando cogli l’utilità della rinuncia,
quando cogli con orgoglio il vantaggio della privazione
perché offri la tua ricetta di felicità a chi soffre,
comportandoti come un essere fuori dal comune.
Sei libero perché non ti vergogni nel tavolo dell’esperienza,
ma consideri crescita i tuoi errori
perché ti offrono l’occasione di dimostrare la tua grandezza di carattere.
Sei libero perché sei quell’uomo che vuole avere parte ad ogni cosa,
che approfitta del vento favorevole
per insinuarsi per vie proibite,
glorificando l’origine della fragilità terrena,
mentre dipinge i giorni della vita come un’opera d’arte.
Maria De Crescenzo
 
 
IL VOLO DELLA RONDINE
Volgo gli occhi al cielo limpido:
uno stormo di rondini sta migrando
cercando chissà cosa,
animato dalla speranza.
E’ un volo in picchiata,
un volo che non si fida di certezze.
Un volo che può portare le rondini
ad un cielo più alto,
più luminoso,
dove volare è ancora più semplice,
dove si finisce in un vortice
trasportati dall’ebrezza del volo,
dove sembra di essere sollevati da un soffio invisibile.
E’ il soffio della vita,
il soffio della forza,
della grinta,
del coraggio.
E io,
qui,
distesa su un letto di fiori,
soffice come la nuvola che le rondini stanno ora attraversando,
chiudo gli occhi.
Li riapro e li volgo ancora una volta al cielo:
sono una rondine anch’io.
Guido Mazzolini
 
Libertà
Perduta libertà desiderata
più della stessa vita, libertà
rincorsa come sogno, già sedata
in multiformi immagini di noia
sei spirito, bianca semenza incolta
che muore soffocata dalla resa.
A volte come una fanciulla scalza
lasci un’impronta sulla rena, duplice
marchio che consegni a questa terra.
Ieri scorreva il sangue tuo, catene
serravano caviglie, bendati
occhi di pianto caldo e disperato.
Oggi sei rivestita di finzione
siedi su catastrofici ideali
nel centro esatto, tra il volere e il fare
ciò che si vuole, senza distinzione.
Libero volo, libertà di agire,
ancora non ti accorgi dell’inganno?
In nome tuo distese di cadaveri
ai bordi delle strade seminati
dormono a braccia aperte come croci
rovesciate tra cocci d’ideali,
creature mute strappate da madri
urlano senza voce. Nel tuo nome
si stuprano coscienze, si avvelena
la limpida chiarezza di un bambino.
Il marmo prende forma, volontà
che disperata non vuole affidarsi
a mani grandi di scultore abile,
assume le fattezze del crepuscolo
di un buio deprecato e vanamente
diviene sangue, belva senza faccia.
Rimane solo l’apparenza fioca,
porti una maschera di piombo. Ora
nessuno più conosce questo volto di te,
la sola strada per il vero,
la stretta via per giungere alle stelle.
Piero Saguatti

LIBERO DI STARE

Puoi restare dove sei, ma non quanto vuoi
guaendo dal dolore insieme al branco
o vagare da solo con l’ego gonfio
ed il suo eco lento
che poi ritorna indietro stanco
puoi seguire le tracce secche lasciate dietro
o improvvisare altri passi freschi
che guardano in avanti
all’indirizzo dell’imprendibile assoluto
in cerca di una meta nascosta
chissà dove, sconosciuta.
Potrai strappare fiori diversi, comunque brevi
come fanno gli esseri egoisti e prepotenti
oppure stringere fra le dita i muti sassi grigi
fermi e abbandonati ai margini dei fossi
finché non vedrai cadere a terra coi sensi pallidi
pure i tuoi occhi spenti assieme ad essi
tutti accomunati dal non dire
senza più un fare urgente da consegnare ad altri
e dove se si prega lo si fa in silenzio
sotto lo stesso cielo azzurro di una volta
che preferisce il volo libero e delicato degli uccelli
al graffio innaturale degli alianti.



Stefania Ronzitti
 
LIBERA
Innaturale e ribelle,
il ciuffo di capelli neri
fuoriusciva dall’oblò della barca
carica di morte in fondo al mare.
Oscillavano lenti e morbidi nell’acqua
risalendo su, come con braccia alzate,
a cercare insieme a te la libertà.
Libertà dalla fame, dalla violenza, dalla guerra.
Avvolta nel colorato vestito della festa,
mentre salivi sul barcone affollato,
cantavi sottovoce una canzone
per farti coraggio.
Gli occhi ti riempivano il viso
e la speranza cercava il suo spazio,
soffocando la paura,
nel timido sorriso della bocca.
Rincorrevi un po’ di felicità,
giusto desiderio dell’esistere.
Ti ha accolta il mare e ti ha tolto il respiro
ed ora ascolti il suo strano silenzio.
Altri ciuffi dispettosi
solleticano il tuo corpo
e lo cullano
ignari d’ogni tragedia:
sono le alghe che delicate ti sfiorano
con comprensive e amorevoli carezze.
Sussurrano le onde sopra di te
e affidano complici bisbigli ai segreti del mare.
Nel grande, misterioso e giusto mondo
del tutto e del sempre
ora sei davvero LIBERA”
continuano a mormorare…
Rita Minniti
 
SENTIRSI LIBERA
Nasce spontaneo
l’inevitabile
possesso d’un’anima libera
che non sottolinea doveri,
ma il diritto
di stringersi alla vita.Quel senso di libertà,
marchiato sulla pelle,
non è ritrovarsi
alle prese
d’una realtà bugiarda,ma è scavare con le unghie,
ovunque,
la conquista della felicità
per non sentirsi prigioniero.Ed è quando sferza la paura
nell’aria respirandola,
quando si affoga
nella solitudine del supplizio,
quando il fondo
è precipizio a un passo dalla fine,che le catene si spezzeranno,e senza costrizioni,
la mente,
seguirà l’unico traguardo
da non perdere di vista.Così,
sull’uscio cigolante del pensiero,
di chi s’appresta
a fermarsi sul cammino
e dove straripante
fluisce impetuoso,gridare al vento
l’inalienabilità
del diritto d’ogni uomo
a sentirsi libero,

è la sola verità che va vissuta.

Marco Ricci
 
Altrove…
Legno umido che risuona sull’acqua
scandisce il tempo delle anime fragili.
Sordo il mondo delle grida silenti,
commediante, si volta nell’ombra.
L’uomo stanco tace nel silenzio,
guardando le sue scarpe rotte
ricorda la promessa fatta a se stesso.
Stavolta nemmeno Dio fermerà il suo viaggio.
All’angolo una madre stringe il figlio
che nutre al suo petto, tra le lacrime amare
in lui ripone la sua preghiera.
Carne contro carne, cuori di coraggio
e gelide mani chiedono nuova sorte.
Ma non a tutti il mare ha concesso la grazia.
Gli ultimi uomini al mondo ormai sono giunti,
lasciando alla terra l’impronta della libertà.
Pierbruno Ricci
 
ALI D’AUTUNNO
Spaziano nel cielo gli stormi,
al di là del chiaro opaco di queste stanze.
Festeggiano un chiarore dimenticato
riscoprendo sopita energia.
Ali d’autunno, portatemi con voi…
oltre le pronunce di questa terra e il sapore del nostro pane,
oltre le foglie dei sentieri e i venti delle strade;
la vista, lo spettacolo non saranno mai gli stessi,
ci sarà sempre una nuova boscaglia
che si farà avanti ornata e lucente
o il rivolo di un fiume inesplorato
su cui specchiarci festanti.
Distanti dalle incognite
ci sfiorerà un soffio di sicurezza e ispirazione
E noi dall’alto rideremo
e continueremo a gridare, urlare
quanto ci piaccia volare
ed essere liberi.
Renato Angelini
 
LATOMIE

Bolla di follia
Latomia della mente
Una lacrima di gigante
in bilico sulla vita.
Cristallizzata,
il crepuscolo l’ha scolpita nella perla
e nubi sporche d’invidie
la tengono sospesa, ostaggio,
come una mano di panna raccolta dal fango:
dove si possono spiegare
finalmente le ali.



Sonia Soave
LIBERTA’ che CAMMINA
Ferma, io,
veloce, tu nel solcare vasti spazi
con movimento sinuoso,
libera,
correre tra verdi campi e giallastre spighe,
nascosta al mio sguardo sereno
e poi festosa al riapparire.
Fulminei passaggi di giochi,
per poi quasi eterea ripartire
verso il sole al suo albeggiare
in una mattina di fine estate.
Libera,
controvento,
con lo sguardo farsi piccino,
dolcemente verso me
nel ritrovarsi sul nostro sentiero.
Ogni giorno vicine
nel nostro cammino,
il mio umano,
il tuo canino,
in un lento passo a sei zampe.
Come in una danza antica,
come in un quel valzer
che s’ode di lontano.
Noi,
alla ricerca della libertà.
Daniele Franco
 
Via libera
…non ti accorgi che ti spio la schena
e ti prego di voltarti?
Io, mi ucciderei per un tuo momento
aprirei quella finestra sparirei
per apparirti.
guardami! (ti prego)
voglio annegare ora
nella pietà di un rigagnolo
perchè amare io amando dimentico
cosa voglio dire.
poi ti volti
passi i miei occhi peccaminosi
li baci
e passi
scivolando oltre.
il dolore non insegna l’amore
ma a dovere, doverlo fare.
io imparerò ad amarti
senza ricatti
senza follia
solo lasciandoti la via libera al cielo
dove io ti vedrò volare