Prosodia, metrica e poesia moderna di Rodolfo Vettorello – prima parte

 

 

Cenni biografici

Per introdurre la figura di Rodolfo Vettorello non basterebbe un intero volume. I primi premi, vinti fin’ora da questo poeta, sono 225, senza contare gli innumerevoli riconoscimenti e menzioni che ha conquistato nel corso della sua lunga carriera letteraria.
Nato a Castelbaldo (PD), Rodolfo Vettorello è stato anche insignito, per l’anno 2019, della Laurea Apollinaris Poetica honoris causa, da parte dell’ UPS, Università Pontificia  Salesiana di Roma. Dal 2017 è stato chiamato a far parte dell’Italian Poetry, l’Associazione dei poeti più significativi dal novecento ad oggi. È Socio Fondatore e Presidente del Cenacolo Letterario Internazionale  “Altrevoci”, che bandisce il Premio Letterario Thesaurus.

Rodolfo Vettorello è stato Vincitore Assoluto dell’edizione 2016 del Premio Nazionale di Poesia Amici di Ron, il cui tema era “Alla Ricerca della Verità”. L’anno successivo ha partecipato al concorso in qualità di giurato, mentre, quest’anno, per la quinta edizione, sarà il Presidente della Giuria per la Poesia Inedita.

Prosodia, metrica e poesia moderna (parte prima)

Abbiamo chiamato l’argomento di questo incontro col nome altisonante di Lectio Magistralis esagerando sicuramente, perché io non sono un cattedratico e non posso esserlo.

Sono un autore curioso che non vuole dare risposte, ma aiutare a porre e a porsi delle domande, suscitare curiosità ed invitare ad approfondimenti.

Quando si parla di prosodia o di metrica la maggior parte di chi scrive poesia ha un atteggiamento di rifiuto, come si fa per regole troppo restrittive che minacciano di limitare la creatività.

Vorrei aiutare a superare questa pregiudiziale ingiusta.

La metrica non è una scienza in senso stretto. E’ piuttosto una disciplina vicina alla statistica, quanto meno a mio avviso. Le sue prescrizioni derivano dalla lettura e dallo studio dei grandi poeti e attraverso questa frequentazione si determinano le sonorità e i ritmi generalmente più graditi all’orecchio. Non determina cioè regole ma piuttosto consuetudini prevalenti. Quando siano poi verificate certe condizioni, la frase poetica, per l’esperto e lo studioso, diventa un verso.

Vorrei fare una breve divagazione partendo dal discorso intitolato “E’ Ancora Possibile la Poesia”, discorso che fece Montale in occasione del conferimento del Premio Nobel a Stoccolma nel 1975.

Quasimodo, in una identica situazione nel 1959, caricò la Poesia di compiti politici come gesto eversivo di contrasto al potere dominante e questo coerentemente con la sua natura visionaria. Montale, per carattere pessimista e dubitativo, affermò: “la poesia non serve a nulla, è un prodotto assolutamente inutile ma quasi mai nocivo.”

Con l’arrivo della stampa, la scrittura poetica assunse la forma che conosciamo di scrittura “verticale”, in cui anche gli spazi bianchi hanno un significato espressivo e in cui l’aspetto grafico suggerisce, anzi impone, modalità precise di lettura o di declamazione. E questo differentemente dalla narrativa, in cui la pagina non offre indicazioni di sorta.

Alessandro Quasimodo, profondo conoscitore ed efficacissimo lettore di poesia asserisce che la pagina poetica, cioè l’aspetto grafico di una poesia, è come uno spartito musicale. Un documento cioè che deve suggerire, anzi imporre, le modalità corrette di lettura anche per chi debba leggere senza indicazioni dell’autore. Deve cioè trasmettere a chiunque, attraverso la punteggiatura, le maiuscole al posto giusto e gli “a capo” precisi e mai casuali, i modi corretti per una corretta lettura.

Poiché la fine verso  o l’”a capo” presuppone una pausa, più o meno lunga, pare giusto affermare che mai un verso corretto possa finire, ad esempio, con una congiunzione.

 

Photo credits | rodolfovettorello.weebly.com
Nunzio Buono

Intervista a Nunzio Buono

 

 

Note biografiche

La storia d’amore tra Nunzio Buono e la poesia inizia quando lui è ancora un bambino. “A sei anni, già la parola mi disegnava stagioni, ascoltando le sinestesie del tempo, dipingendo profumi del mio sentire…” afferma il poeta, che ha collezionato, nel corso della sua carriera numerosi premi e riconoscimenti, sia in Italia che all’estero.

Nato a Milano il 24 giugno del 1960, Nunzio Buono, proprio a sei anni, perde la mamma, un evento, questo, che lascia una traccia indelebile nella sua vita e ne segna il percorso, da un punto di vista pratico, ma anche emotivo.

Amante dell’arte, della pittura e della musica, Nunzio è un professionista in un ambito molto diverso, quello informatico. Le sue opere sono state pubblicate su prestigiose riviste nazionali e internazionali, tra cui “Poeti e Poesie”, siti di letteratura e raccolte poetiche.

Ha pubblicato fin’ora 11 sillogi: tra queste “La casa sul fiume”, presentata all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi e, nel settembre 2015, “Le Farfalle di Novembre”, con la prefazione di Dante Maffia, candidato al Nobel per la letteratura e la postfazione del Prof. Nazario Pardini, ordinario di Letteratura Italiana, poeta, scrittore, saggista e critico Letterario.

Intervista

Ha sempre avuto la passione per la poesia o c’è stata un’occasione particolare che l’ha avvicinata a questa forma di arte?

Mi sono scoperto a scrivere in acerba età, quando la vita mi ha portato a vivere il silenzio di una stanza vuota. Nella mancanza di una persona a me cara, la poesia mi è venuta in soccorso e non mi ha mai lasciato. Poi mi è sbocciato dentro l’incontro con l’anima delle parole.

Qual è stato il premio o il riconoscimento che l’ha resa più orgoglioso?

 Ogni riconoscimento ricevuto mi lascia dentro una forte emozione, forse il primo premio ricevuto, ricordo che, su quel palco, mi tremavano le gambe.

Cosa l’ha spinta a far parte della giuria degli Amici di Ron?

Ho assistito come ospite alla premiazione della prima edizione e da subito ne sono rimasto colpito. Ho sentito scorrere la poesia, l’ho sentita sposarsi con la musica, con l’arte ed ho letto sui volti dei poeti l’amore per la vita, riconoscendomi nei loro versi e quando Donatella Rampado, Presidente del Premio, su segnalazione dell’amica Sara Rodolao mi ha chiesto di fare parte della giuria, non ho esitato a dire di si.

Secondo lei quali caratteristiche deve avere una poesia per colpire il cuore del lettore?

La poesia deve essere sincera. Deve trasmettere emozione, portare il lettore in altri luoghi. Il poeta ha dentro tutte le stagioni, le sente sulla pelle e le dipinge con gli occhi. In ogni poesia vive una parte di mistero che si svela.

Quali consigli darebbe ad un poeta esordiente?

Consiglio di non sforzarsi mai di scrivere un verso. La poesia ha una sua dimensione e conosce il suo tempo; ha una sua vita, nasce prima di noi e prima del tempo.